lesbo
Elena
20.06.2026 |
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"Rimasero così per minuti, i corpi intrecciati, i respiri che si calmavano lentamente..."
Monica chiuse la porta della sua camera da letto, il click della serratura rimbombò nel silenzio pomeridiano. A cinquantotto anni, il suo corpo ancora manteneva curve generose, un seno prosperoso che riempiva senza sforzo il reggiseno di terza misura, e capelli biondi che incorniciavano un volto dove gli occhi verdi brillavano di un'intelligenza affilata. Si sedette davanti al laptop, le dita che tremavano leggermente mentre apriva l'applicazione di Line. Tre figli, un divorzio alle spalle, e una fica che i tre parti naturali avevano reso larga, accogliente, pronta a essere riempita come meritava.Il telefono vibrò sul comodino. Era lei, la ragazza di ventiquattro anni con cui si masturbava da settimane. Monica accettò la videochiamata, il viso sorridente e fresco dell'altra riempiì lo schermo. "Ciao, Monica," sussurrò la ragazza, le labbra già umide. Monica rispose con un sorriso tirato, le mani che già scivolavano sotto la vestaglia di seta. Le sue dita trovarono immediatamente il clitoride indurito, la fica già bagnata in attesa.
"Mostrami tutto," ordinò la ragazza dallo schermo, e Monica obbedì. Allargò le gambe, la telecamera del laptop che catturava ogni dettaglio della sua fica larga, delle labbra gonfie e scure. Introdusse due dita, poi tre, il rumore bagnato che riempiva la stanza. Dall'altra parte, la ragazza faceva lo stesso, le sue gambe giovani e toniche aperte sul letto. Monica prese il dildo di vetro dal cassetto, lungo ventidue centimetri e spesso come il suo polso. Lo bagnò con la saliva, poi lo spinse dentro la fica con un gemito che fece tremare le sue stesse labbra.
Elena, la colf, passava lo straccio sul pavimento del corridoio quando i suoni iniziarono. Prima gemiti soffocati, poi il rumore ritmico di qualcosa che entrava e usciva con forza bagnata. Si fermò, il capo inclinato, l'orecchio teso verso la porta chiusa della camera della padrona. Conosceva quei suoni, li aveva sentiti prima, ma mai così intensi. Appoggiò il secchio, le mani che si asciugavano sul grembiule mentre si avvicinava silenziosamente.
La porta non era completamente chiusa. Elena spinse leggermente, lo spiraglio abbastanza largo da vedere dentro. Monica era sdraiata sul letto, le gambe aperte, il dildo di vetro che spingeva dentro la fica con movimenti rapidi e profondi. I suoi occhi erano chiusi, la bocca aperta in un gemito continuo, il seno che ondeggiava a ogni spinta. Elena rimase immobile, il respiro bloccato in gola, osservando come la fica della padrona inghiottisse il giocattolo, come i fluidi scorressero lungo le sue cosce.
Senza fare rumore, Elena entrò nella stanza. Monica era troppo presa dal piacere per accorgersene, il dildo che ora la riempiva completamente, le mani che stringevano le lenzuola. Elena si avvicinò al letto, il suo corpo curvo che si muoveva con grazia silenziosa. Non disse nulla quando Monica aprì gli occhi, il suo sguardo che si incrociò con quello della colf. Per un istante, il panico attraversò il viso di Monica, ma Elena le pose un dito sulle labbra.
"Continua," sussurrò Elena, la voce roca e profonda. Ma invece, si chinò e abbracciò Monica da dietro, le sue mani che scivolavano sulle spalle della padrona, le dita che massaggiavano il collo teso. Monica si irrigidì, il dildo ancora dentro la fica, ma il tocco di Elena era gentile, esperto. Le labbra della colf le sfiorarono la nuca, poi il collo, piccoli baci umidi che facevano tremare la pelle di Monica.
Quando Elena la baciò con la lingua, Monica cedette. La bocca dell'altra era calda, la lingua che esplorava la sua con una sicurezza che la fece gemere più forte di prima. Il dildo scivolò fuori dalla fica, cadendo sul letto con un tonfo sordo. Elena la distese delicatamente, le sue mani che già slacciavano la vestaglia di Monica, rivelando il seno abbondante, i capezzoli già duri.
"Voglio assaggiarti," mormorò Elena contro la bocca di Monica, e poi si spostò, il suo corpo che scivolava giù fino a posizionarsi sopra Monica in un sessantanove perfetto. Per la prima volta, Monica vide la fica di Elena, scura e umida, i peli curati che la incorniciavano. La colf abbassò la testa, la lingua che leccava lentamente le labbra di Monica, poi il clitoride. Monica gemette, le sue mani che afferravano le cosce di Elena, tirandola verso il suo viso.
Il sapore di Elena era salato, intenso. Monica leccò con avidità, la lingua che entrava nella fica dell'altra mentre Elena faceva lo stesso con lei. Il ritmo aumentò, le lingue che si muovevano in sincronia, i gemiti che si mescolavano. Monica sentì il piacere montare, un'ondata che partiva dalla fica e si diffondeva in tutto il corpo. Elena la sentì, e aumentò la pressione, le dita che si univano alla lingua, entrando nella fica larga di Monica.
Quando l'orgasmo la colpì, Monica urlò. La fica si contrasse violentemente, uno squirting abbondante che bagnò il viso di Elena. Ma la colf non si fermò, continuando a leccare, a succhiare, fino a quando anche lei venne, i suoi gemiti soffocati contro la fica di Monica. Rimasero così per minuti, i corpi intrecciati, i respiri che si calmavano lentamente. Elena si sollevò, il viso lucido dei fluidi di Monica, e la baciò di nuovo, facendole assaggiare il proprio piacere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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